Arriva Minkiaman!

Non ho mai incontrato di persona Gianni Allegra, l’autore del libro a fumetti che consigliamo oggi. Ciononostante, lo considero un caro amico anche da prima che iniziasse la lunga genesi di Minkiaman, durata circa 4 anni. Oltre ad aver avuto l’onore di pubblicarlo (“U come Umorismo”, 2016), ho avuto anche il privilegio di condividere con lui molti dei passaggi che hanno portato alla nascita del fumetto che esce oggi in tutte le librerie per Tunué (160 pagg. b/n, 16€). Probabilmente questo mi impedisce di essere un commentatore obiettivo, ma non posso farci nulla, e in ogni caso sono convinto che dopo averlo letto e guardato anche voi, sarete tutti d’accordo con me.

Si capisce che è un fumetto unico nel panorama attuale già dal titolo e dalla copertina. In particolare, la parola “guerra” e il nome del protagonista fanno presagire qualcosa di violento e grottesco allo stesso tempo, sensazioni accentuate dalla lettera “K”, un carattere dagli spigoli taglienti ma ormai utilizzato in modo disinvolto e quasi naïf. L’illustrazione di copertina, senza colori, oscura e rabbiosa, sembra completare una dichiarazione di intenti.
Totuccio, cioè l’alter-ego dell’improbabile supereroe Minkiaman, è un ragazzo nato e cresciuto in un ambiente di violenza e prevaricazione continue, dove si deve scegliere subito da che parte stare: trasformarsi in una creatura acherontica e ingorda, oppure conservare qualche barlume di umanità e quindi essere condannati a stare ai margini della società. Le donne, da parte loro, non sono molto di più che oggetti sessuali a pagamento, condannate all’impossibilità di esprimere un pensiero o un sentimento se non all’interno della dinamica padrone/preda. Gli unici momenti di pace e bellezza sono quelli offerti dalla natura, dal gioco e soprattutto dai cani, in un’apparente regressione all’infanzia che è stata rappresentata in qualche misura anche da Matteo Garrone nel suo ultimo film “Dogman”.

Siamo stati abituati, in questi ultimi anni, a sfogliare decine di libri a fumetti etichettati come “graphic novel” che hanno molte caratteristiche in comune: trattano temi “impegnati” o verosimili, hanno un ritmo compassato, sono disegnati con delicatezza e spesso si risolvono con una presa di coscienza da parte del protagonista. Non è il caso de “La guerra di Minkiaman”, che pur affrontando argomenti concreti e dolorosi, come l’inarrestabile degrado degli individui e della società, lo fa da un punto di vista molto originale, utilizzando elementi fantastici e soprattutto alzando il volume al massimo. I tratteggi fittissimi che graffiano la pagina, e sovente si aggrovigliano in macchie di nero inesorabile, sono forse la connotazione grafica più peculiare, insieme al segno potente e nervoso che dà vita a personaggi inquieti e disperati. Il ritmo è così forsennato che non è possibile interrompere la lettura dopo aver iniziato, e se l’autore ha voluto realizzare una sorta di opera rock a fumetti, direi che ci è riuscito benissimo.

Gianni Allegra, che vanta una lunga carriera di disegnatore satirico, non conosce l’ipocrisia e non ha timore di rappresentare la natura umana in tutte le sue sfumature più sgradevoli, feroci o patetiche. Lo fa attraverso uno sguardo contemporaneamente distaccato ed empatico, ma sempre lucidissimo nell’evidenziare contraddizioni ed orrori. Fate anche voi un giro per le strade sudicie e pericolose di Balarm Town a conoscere Totuccio e gli altri, sono sicuro che ci ritornerete.