Slowcomix consiglia: La fine della ragione

C2B656B9-0608-4CE5-8462-35A7D4A43767

Se Roberto Recchioni avesse utilizzato un registro narrativo diverso, “La fine della ragione” (Feltrinelli Comics, 112 pagine, 16€) avrebbe potuto essere catalogato come “graphic journalism”, considerando l’estrema attualità e urgenza degli argomenti trattati. Si tratta, invece, di un lavoro che sfugge alle classificazioni e a cui sta stretta persino l’etichetta di “graphic novel”, essendo sì un’opera molto personale, ma anche dichiaratamente politica, quasi un manifesto.
In un futuro prossimo e neanche troppo fantasioso, la fiducia nella scienza e nella razionalità sono state spazzate via, lasciando il posto alla barbarie dell’ignoranza e della superstizione, tanto che i rimedi per curare la polmonite di una bambina sono i fiori di Bach e l’oscillococcinum, perché le vere medicine sono state proibite. Ancora una volta, come in altre storie scritte da Recchioni, la protagonista è una madre ostinata e senza paura, che sfida la spietata autorità della strega a capo del villaggio per intraprendere da sola un lungo viaggio a piedi. Vuole salvare la figlia a qualunque costo e riuscirà a stanare gli ultimi scienziati superstiti, ma non ci sarà un vero lieto fine, perché il sarcasmo dell’autore non risparmia nessuno, neppure le sue creature di carta.
Il narratore della vicenda è lo stesso Recchioni, o meglio il suo alter-ego fumettistico Asso, che ritroviamo invecchiato e preoccupato dopo gli eccessi edonistici raccontati nel libro omonimo del 2012. In questi anni sono cambiate molte cose, e mentre i movimenti complottisti e no-vax raccoglievano sempre più consensi, Rrobe consolidava la sua posizione di protagonista assoluto del fumetto italiano, lavorando soprattutto come sceneggiatore e curatore; e trovando comunque il tempo di affinare il suo stile come disegnatore, tanto che queste tavole nervose, oscure e potentemente espressive sono probabilmente le cose migliori che ha realizzato finora. La struttura del libro paga forse un’eccessiva semplificazione di alcuni concetti, ma la forza con cui sono sbattuti sulla pagina costringe il lettore a schierarsi da una parte o dall’altra, senza mezze misure.
Anche Asso non è più lo stesso di sei anni fa, e sembra aver dismesso i panni del guerriero per indossare quelli dell’intellettuale di stampo illuminista, seppure un po’ riottoso. Le battaglie che dovrà affrontare nella sua nuova missione pedagogica non saranno meno sanguinose di quelle già combattute, ma la luce che si intravede all’orizzonte sul finale ci fa sperare nella vittoria della ragione.

Alessio Bilotta

3A1D6AE9-FA37-4C58-B2F4-4E47AA1514C7