Conversazione sulla satira – parte 2

Ieri abbiamo analizzato la vicenda legata alla recente decisione del New York Times di non pubblicare più vignette satiriche. Da oggi e per i prossimi giorni pubblicheremo le risposte alle 3 domande sullo stato della satira che abbiamo posto a 5 disegnatori italiani.
Qui l’articolo introduttivo.

Domanda:
La decisione del NY Times rappresenta davvero un segnale di pericolo per la democrazia e la libertà di opinione? Oggi è più difficile essere ‘politicamente scorretti’?

Gianni Allegra:
“La decisione del NYT è un segno dei tempi. Un errore clamoroso che presto si ritorcerà sul prestigioso quotidiano. Assecondare gli umori della gente, degli utenti, dei lettori è un segnale di impotenza culturale e di genuflessione al politicamente corretto. Un riflesso condizionato dal new deal trumpiano e dalle politiche reazionarie e ottuse correlate al presidente più sovranista della storia degli States. Pare di rivivere in epoca vittoriana fuori tempo massimo e ogni sussulto trasgressivo e liberatorio appare come una minaccia al nuovo ordine. La satira, per definizione, è la guastatrice di ogni ordine e sistema. Non poteva continuare a fare il suo dovere al minimo sindacale: sono tempi bui e la sensibilità, l’impegno e l’intelligenza dei più sembrano massificarsi al ribasso. Sempre più preoccupata di non interferire negli affari della politica. Un vero disastro epocale.”

Lido Contemori:
“Conosco Antunes autore della vignetta incriminata: disegnatore portoghese esperto e rigoroso, sulla piazza satirica da molti decenni è uno misurato e tutt’altro che un improvvisato provocatore. È tutto un grosso equivoco, la sua vignetta – già uscita su l’Expresso di Lisbona – è stata male interpretata dai vertici del NYT. La stella di David sul collare di un Netanyahu-cane guida di un cieco Trump è solo una sorta di targa o bandiera per connotare Israele. È una sottolineatura grafica forse ridondante, ma non ha niente di antisemitico! Il NYT è stato più realista del re, ha visto un’offesa che non c’è, ma così facendo si è messo al sicuro dalle proteste delle autorità istituzionali o dei tanti lettori che anch’essi hanno frainteso il senso della vignetta. Comunque, sopprimere la satira disegnata dalle sue pagine è una reazione abnorme e assurda, è come dare l’ergastolo a uno che ha rubato una mela. Probabilmente il caso Antunes è stato un pretesto per chiudere uno spazio che, per sua vocazione, porta polemiche e contestazioni. È un segno dei tempi: un attacco alla libertà di opinione e alla libera espressione della satira che da sempre ha funzione di critica attraverso il riso e lo scherzo. Quando chi legge non afferra l’ironia scompare lo scherzo ed emerge per lui solo il vilipendio: la satira non appare come un gioco ma come un offensivo discorso serio. La satira è sotto attacco dove la democrazia è ingabbiata (Turchia, Russia, Cina, Iran ecc.) e questa decisone del NYT è un brutto segno per un grande paese come gli USA che fieramente si dichiara democratico e che parla di libertà dalla mattina alla sera.”

Domenico Martino:
“In questo caso la democrazia e la libertà di opinione c’entrano poco o nulla, dato che lo stop arriva non da un bavaglio imposto dal potere ma da una precisa scelta editoriale. Una scelta come minimo poco coraggiosa, e qui mi riallaccio alla seconda parte della domanda. Oggi sono caduti molti tabù e c’è potenzialmente molta più libertà di espressione rispetto ad un passato neanche troppo remoto in cui si assisteva per esempio a sequestri di riviste o altro materiale passibile di censura, e la satira resta una delle forme di opinioni protette, per quanto riguarda l’Italia, dalla Costituzione. In questo senso il problema oggi è il contatto più diretto col pubblico tramite i social. Non puoi essere ‘politicamente scorretto’ e sottrarti alle shitstorm che si creano on-line, anche perché in rete sei sotto i riflettori di un’utenza molto eterogenea che rientra nel tuo target di riferimento solo in piccolissima parte.”

Marilena Nardi:
Sì. La decisione del NYT rappresenta un pessimo segnale per la libertà di espressione e di conseguenza per la democrazia.
E ancora sì. Oggi è più difficile essere politicamente scorretti perché, oltre a mancare dei giornali autorevoli che sostengano i disegnatori, si è sempre più esposti agli attacchi rabbiosi e volubili della rete. I disegnatori sono più soli e più esposti.”

Pierz:
“Non penso sia un pericolo, è una legittima scelta editoriale, che poi sarà premiata o penalizzata dai lettori. Il ‘politicamente scorretto’ non è all’apice sicuramente, ora che gruppi di protesta saltano fuori ogni 3×2, ma per la natura stessa della satira essere messa in discussione non fa che rafforzarla. Una censura imposta per legge sarebbe stato un pericolo, ma dove c’è pensiero ci sarà sempre satira.”

Risposte anche molto diverse ma piene di spunti interessanti. Domani proseguiamo con la seconda domanda, ma non prima di aver ringraziato Gianni Allegra per la vignetta inedita che ci ha regalato.

La Redazione