Conversazione sulla satira – parte 3

Proseguiamo con la pubblicazione delle risposte alle domande che abbiamo rivolto a 5 disegnatori in seguito alla decisione del New York Times di non pubblicare più vignette di satira politica.
Qui e qui gli articoli precedenti.

Domanda:
Come si concilia la decisione del NY Times con l’attuale sovrapproduzione di meme da parte di chiunque?

Gianni Allegra:
“La sovrapproduzione di meme non aiuta la satira autoriale. La neutralizza e la confina ai margini della comunicazione.”

Lido Contemori:
“Il dilagare di vignette, battute, fotomontaggi, video satirici e meme vari su internet da una parte ha liberato la voglia di esprimersi di una moltitudine di persone prima esclusa dal diritto di parola satirico, riservato solo ai professionisti della carta stampata o giù di lì, però dall’altra parte ha portato a un eccesso di messaggi di scarsa qualità, spesso qualunquisti, ripetitivi, déjà vu e artisticamente decisamente brutti. Senza selezione, secondo la vocazione iperdemocratica della rete, il risultato è un guazzabuglio di messaggi dove insieme a un po’ di buona comunicazione satirica c’è un mare di robaccia davvero scadente. Un po’ come succede con le fake news spesso l’effetto cacca nel ventilatore dilaga. Internet è una buona cosa, lo usiamo tutti, è necessario e ineludibile ma la tendenza alla fretta e alla frenesia bulimica del dire qualsiasi cosa senza interruzione porta inevitabilmente alla scarsa qualità della satira. Già lo disse il buon Karl Marx che la qualità è in antitesi con la quantità. Comunque fa parte del gioco, disegnatori di satira crescete e moltiplicatevi, sarà il lettore avveduto a scegliere e cestinare!”

Domenico Martino:
“I meme più virali difficilmente hanno una funzione di critica sociale, tantomeno satirica. Spesso sono contenuti semplici ed immediati che si rifanno a un immaginario collettivo in cui le masse si ritrovano e che sono portate a condividere sui social. Rientrano quindi in un altro ambito rispetto a quello dell’autore satirico, che deve invece analizzare e sintetizzare una realtà complessa. I meme possono però diventare un potentissimo mezzo di propaganda politica, come ci insegna l’Alt-Right statunitense, proprio per la semplicità e l’immediatezza dei messaggi che possono essere racchiusi in un’immaginetta buffa e simpatica.”

Marilena Nardi:
“Ho l’impressione che i meme rimangano altra cosa. Pur essendoci dei meme ben riusciti ed efficaci, per lo più nascono con l’intento principale di divertire. Presentano a volte delle similitudini con il lavoro di un vignettista, ma non sono in grado di sostituirlo proprio perché, a mio avviso, nascono da presupposti diversi. In questo senso, è ancora più stupida la decisione del NYT di ‘proteggersi’ dall’impiego di immagini efficaci ma contundenti e potenzialmente problematiche, quando in rete dilaga di tutto. Anche in questo senso, vengono meno al loro ruolo che è quello di ‘informare’, ma anche di ‘formare’ con strumenti adeguati una coscienza critica.”

Pierz:
“Come per ogni altra cosa che finisce su internet, dove non esistono più forme di filtraggio culturale se non quello del fruitore stesso, ci si ritrova spesso davanti a fenomeni di massa senza alcun valore, ma magari pompati da mosse di marketing selvaggio. L’alternativa è sostenere e promuovere progetti mirati locali, che ci sono e fanno grandi lavori. Mostre, festival, incontri… l’alternativa c’è, poi sta a ognuno scegliere.”

Appuntamento a lunedì per l’ultima domanda e grazie a Lido Contemori e a Pierz per averci concesso l’utilizzo delle vignette a corredo di questo post.

La Redazione