Mi ricordo di… Deathlok (1974)

Desideri di vendetta
Lo scandalo Watergate, esploso nel 1972, si sarebbe concluso nell’estate del 1974 con l’impeachment del presidente Nixon e le sue conseguenti dimissioni. In quel periodo la fiducia degli americani nelle istituzioni era ai minimi storici, e forse fu per questo che comparirono sulla scena violenti antieroi senza molti scrupoli. Poliziotti come Harry Callahan ma anche giustizieri solitari come Travis Bickle (Taxi Driver) e ovviamente Paul Kersey (Death Wish, da noi Il giustiziere della notte). Nei fumetti era comparso il Punitore sulle pagine di The Amazing Spider-Man e sempre nel 1974 avevano esordito Wolverine e il cyborg Deathlok. Tutti personaggi molto arrabbiati e definiti dalle loro armi, come ha giustamente osservato Sean Howe nel libro Marvel Comics: The Untold Story.

Arriva Cybernus
La genesi di Deathlok deve moltissimo, ovviamente, anche all’interesse verso l’interazione uomo-macchina che si stava sviluppando in quel periodo. Il film Westworld di Michael Crichton uscì nel 1973, mentre fu nel 1974 che debuttò la serie TV L’uomo da sei milioni di dollari. L’album Autobahn dei Kraftwerk uscì in quello stesso anno.
Deathlok esordì sempre nel 1974 sul #25 di Astonishing Tales, una testata antologica della Marvel che vivacchiava dal 1970 presentando titoli abbastanza misconosciuti.
In Italia arrivò solo sei anni dopo, su Gli Eterni #23 dell’Editoriale Corno. Ebbe l’onore della copertina e fu ribattezzato Cybernus, che rimane ancora oggi uno dei migliori adattamenti di sempre per nomi altrimenti intraducibili. Nonostante in copertina ci fosse la dicitura “Collana Fantasy”, Gli Eterni proponeva un’ottima selezione di serie fantascientifiche e comunque piuttosto peculiari, molto rappresentative di cos’era la Marvel alla fine degli anni ’70.

La Fase Due
Nella copertina originale, Deathlok era presentato come “la più grande creazione della Fase Due della Marvel”, lasciando intendere una certa auto-consapevolezza da parte dei nuovi autori. Quasi una dichiarazione di indipendenza dal passato e dal retaggio lasciato da Lee e Kirby.
Deathlok è in realtà il colonnello Luther Manning, ferito mortalmente e poi riportato in vita come cyborg. È, in pratica, una versione super-tecnologica del Mostro di Frankenstein: una creatura metà cadavere e metà macchina per uccidere. Questa doppia natura è resa evidente dal volto, putrefatto da un lato e ricoperto di metallo dall’altro, dove l’occhio è stato sostituito da un enorme bulbo artificiale rosso. Già dalle primissime vignette capiamo che la mente umana del protagonista è in feroce conflitto con il computer, che tenta costantemente di prendere il controllo. Le sue avventure si svolgono in un futuro molto prossimo e sono incentrate sulla lotta per combattere le grandi corporazioni e sovvertire il regime militare che governa gli Stati Uniti. Tutto questo, ovviamente, in parallelo alla lotta per non perdere la propria umanità. Il sottotitolo “il demolitore” e la “O” disegnata come un mirino lasciavano cadere ogni dubbio sui metodi che avrebbe adottato.

Sviluppatori e sviluppi
Anche se Doug Moench è accreditato come sceneggiatore, contribuì solo in minima parte alla creazione del personaggio, che è autenticamente un “fumetto d’autore” di Rich Buckler. Buckler, scomparso nel 2017, vanta una lunga carriera come disegnatore e Deathlok è senz’altro il suo lavoro più importante. Secondo il suo creatore, Deathlok “faceva parte delle cose sbagliate [negli Stati Uniti] in quegli anni”, ma questo non gli impedì di produrre storie piuttosto innovative. Arrivò a utilizzare fino a tre voci narranti nella stessa storia e riuscì a realizzare molte sequenze con inquadrature e montaggi molto dinamici e inusuali, quasi sperimentali.
La serie proseguì per due anni su Astonishing Tales e si concluse con il #36, dopo qualche numero scritto da Bill Mantlo. Buckler non riuscì a mantenere sempre il giusto controllo sulla sua creatura, anche a causa dei numerosi altri impegni da onorare con l’editore.

Più che nelle incarnazioni fumettistiche successive (ne esistono almeno altre cinque o sei), il retaggio di Deathlok si può rintracciare in personaggi divenuti molto più famosi di lui. Non sapremo mai se gli autori di Robocop e Terminator, giusto per citare i primi, abbiano preso spunto dalle storie di Buckler, ma non è facile credere il contrario.

Alessio Bilotta