Mi ricordo di… Warlock (1972)

Jesus Christ Superhero
Il concetto di Superman come figura dalle ascendenze cristologiche è ormai condiviso da molto tempo, e anche l’ultima versione cinematografica di Zack Snyder ha contribuito a rafforzarlo. Si potrebbe pertanto affermare che tutti i supereroi discendono, in qualche modo, da Gesù.
Nel 1970 uscì il doppio album Jesus Christ Superstar e l’anno successivo l’omonima produzione teatrale debuttò a Broadway. Il film con Ted Neeley sarebbe uscito nel 1973.
Sempre nel 1970 aveva concluso la sua corsa anche la serie dedicata a Silver Surfer, forse il supereroe messianico per eccellenza. Il 1972, quindi, sembrava l’anno ideale per sviluppare in modo ancora più esplicito questo concetto. Ci pensò Roy Thomas, scelto quello stesso anno come caporedattore alla Marvel e come successore di Stan Lee.

La genesi di Warlock
Thomas preferiva utilizzare personaggi già pubblicati, sapendo bene che anche i diritti di quelli nuovi sarebbero rimasti proprietà dell’editore. In questo caso partì da Lui (“Him”), un umanoide creato in laboratorio e apparso per la prima volta nel 1967, sui numeri 66-67 di Fantastic Four. Si trattava dell’ennesima invenzione di Stan Lee e Jack Kirby, che sarebbe riapparso anche sui numeri 163-166 di The Mighty Thor. Una creatura progettata per essere perfetta ma nata adulta senza alcuna esperienza di vita, quindi estremamente confusa e tormentata. Ideale per incarnare un nuovo messia al tramonto del movimento hippy.

Se Silver Surfer aveva la pelle d’argento, Lui ce l’aveva dorata. Entrambi erano praticamente nudi. Evidentemente, Kirby associava la perfezione alla classicità greca e ai metalli preziosi.
Per dare un nuovo aspetto alla sua versione, Thomas si rivolse a Gil Kane, con il quale aveva già collaborato. Decisero di vestirlo con un costume rosso dalle vaghe reminiscenze egizie, riutilizzando come simbolo identificativo il fulmine dell’originale Captain Marvel di C.C. Beck. Thomas battezzò Warlock (cioè “stregone”) la nuova incarnazione del personaggio, forse per accentuarne le caratteristiche spirituali. Kane, da parte sua, decise di dotarlo di una misteriosa gemma verde incastonata sulla fronte. Si tratta della Gemma dell’Anima, che moltissimi anni dopo sarebbe stata al centro della saga cinematografica degli Avengers con le altre gemme dell’Infinito.
Warlock esordì sul #1 di Marvel Premiere, mentre in Italia arrivò nel 1973 sul #2 della testata antologica Gli Albi dei Super-Eroi. Il titolo che campeggiava in copertina era, ça va sans dire, “Il nume risorto”.

Un dio cammina sulla Contro-Terra
Qualora il titolo avesse potuto essere frainteso, la splash-page iniziale avrebbe tolto qualsiasi dubbio. Il nostro eroe era rappresentato fluttuante nello spazio, come se fosse crocifisso nel vuoto. Inequivocabile.
Le avventure di Warlock non erano ambientate sul nostro mondo. Al fine di non essere costretto a fare i conti con gli altri super-esseri dell’universo Marvel, Thomas preferì creare una Terra vergine alternativa, la Contro-Terra. Questo pianeta era situato dall’altra parte del Sole, in opposizione al nostro e quindi per noi invisibile. La vera novità, comunque, fu che la Contro-Terra era stata creata dai sofisticati macchinari dell’Alto Evoluzionario, cioè il dio di questa storia. Per completare il terzetto mancava solo il diavolo, che in effetti arrivò subito a guastare le feste con le fattezze lupine dell’Uomo-Bestia. Subito vuol dire a tavola 16 della prima storia, dopo che nelle due pagine precedenti l’Alto Evoluzionario aveva creato completamente il nuovo mondo a partire da un sasso. La sintesi narrativa, a quei tempi, era qualcosa a cui non si poteva derogare mai.
Nel #2 sarebbero arrivati anche i quattro evangelisti, interpretati da quattro ragazzi con idee pacifiste. Jason, l’afroamericano del gruppo, si lamentava apertamente del fatto che “potere e soldi non ci interessano più”. Thomas ha raccontato che il personaggio gli fu ispirato dalla versione di Giuda di Jesus Christ Superstar.

Morti e resurrezioni
Dopo le prime due avventure su Marvel Premiere, Warlock debuttò su una sua testata personale (The Power of Warlock), che però chiuse quasi subito nel 1973 con il #8. A causa dei suoi impegni come caporedattore, Roy Thomas aveva abbandonato la sua creatura già con il #2 e forse il successore Gary Friedrich non era particolarmente a suo agio con il personaggio.

Un autore che invece si trovava in sintonia con Warlock fu Jim Starlin, che proseguì la serie a partire dal 1975, realizzando sia testi che disegni. Se nella versione di Roy Thomas Warlock è una figura cristologica, nella sua seconda incarnazione diventa un veicolo per criticare le religioni organizzate e i sistemi oppressivi. Si tratta di un ciclo di storie davvero bizzarre, anche per i forti accenti psichedelici, che sembra fu reso possibile solo grazie a gravi disattenzioni da parte dei supervisori. Alla fine di questo ciclo, Starlin fece morire Warlock in uno degli epiloghi più toccanti della storia dei comics. Come sappiamo, però, le morti nel mondo dei fumetti non sono mai definitive, e infatti Warlock sarebbe ritornato molte altre volte.
Ricordiamo almeno le tre saghe dell’Infinito (1991-1993) che hanno costituito lo spunto più importante per i soggetti dei blockbuster di questi ultimi anni.
Stranamente Warlock non è mai apparso in nessun film, se si fa eccezione per una specie di accenno nel finale post-crediti di Guardians of the Galaxy Vol. 2. Dicono però che dovrebbe essere uno dei protagonisti della prossima fase. Staremo a vedere.

Alessio Bilotta